L'avaro Paul McGuinness, manager degli U2, ancora contro i provider



Si torna a parlare del manager degli U2 Paul McGuinness, (punto-informatico), sempre il lotta per fare guadagnare qualche altro spicciolo in più a quei poveracci dei suoi clienti. Quindi ripropongo il post che scrissi  per Downloadblog.it, intitolato: "Il manager degli U2 dice basta file sharing tagliate le connessioni e pagateci una tassa", dove esprimo il mio punto di vista, che a quanto pare è stato molto apprezzato, su Mr. McGuinness e il diritto d'autore in generale:



Mr. Paul McGuinness, manager storico degli U2, ha rotto le acque ed ha partorito il suo progetto per lamusica su internet del futuro, non mancando di attaccare tutti quelli che a suo modo di vedere hanno contribuito per avidità (i provider) o mancanza di lungimiranza (le major discografiche) allo stato di disastro del mercato musicale al tempo di internet. Non sono mancate le critiche a Steve Jobs, aiRadiohead (colpevoli di aver scelto di distribuire il loro ultimo album online) ed a tutta la West Coast accusata di essere composta da hippy con scarsa considerazione per il reale valore della musica.
Secondo Mr. Paul McGuinness, il futuro deve prevedere un servizio internet in abbonamento che comprenda in partenza un dividendo per gli artisti, in quanto la musica è la killer application di internet. Inoltre bisogna allontanare coercitivamente dalla rete, tagliando le linee, tutti quegli utenti colpevoli di file sharingcome già accade in Francia. Questo è il punto di vista di Mr. Paul MacGuinness e credo sia anche il punto di vista degli U2 e di tutti i musicisti che nei decenni passati sono diventati multimiliardari.
Nell’ultimo secolo, il progresso tecnologico aveva permesso che la musica fosse incisa su vinile, musicassette, cd, dvd, e grazie alla creazione di questi prodotti e della loro pubblicizzazione e distribuzione, di creare industrie e ricchezza, tutte ad appannaggio di una lobby di produttori ed artisti, che grazie al loro nuovo potere economico erano entrati a far parte del giro di potere che conta. Gli artisti, ingiustamente emarginati e fatti languire per secoli, a parte rari casi, adesso sedevano a tavola con i ministri, i presidenti, i capitani d’industria. Erano diventati i consiglieri dei politici e i rappresentanti del popolo, soprattutto dei giovani. Le loro canzoni dicevano: pace, amore, uguaglianza, giustizia sociale. Oggi, loro rischiano di perdere, non tutto, ma quel di più di potere e ricchezza che li aveva incoronati Re. E continuano a comportarsi da Re, e vogliono la testa dei sudditi ribelli!


Il progresso ha dato e il progresso ha tolto! Viva il progresso! Oggi musica e film si sono trasformati in bit digitali e si infilano dappertutto, in ogni porta della rete. Senza nessun costo, un brano musicale si duplica per un milione, un miliardo di copie e raggiunge tutti, senza più differenza di cultura a censo. Gli amanti della musica possono crearsi una vasta cultura musicale tramite l’ascolto dell’immenso repertorio della rete, che se avessero dovuto pagare non avrebbero potuto permetterselo. Ma grazie al file sharing sì! Tutto questo è possibile: ascoltare tutte le versioni di una canzone, tutte le canzoni composte con lo stesso giro d’accordi, la nona di Beethoven (morto povero, lui!) suonata da tutte le orchestre del mondo, Mozart remixato da un dj… non tutto è oro… ma possibile.
Gli artisti devono mettersi in testa, secondo me, che le grandi ricchezze che hanno accumulato e che hanno contribuito ad accumulare non erano frutto solo della loro arte, ma del mercato. Erano frutto dell’industria che doveva incidere e stampare i dischi, della macchina pubblicitaria che doveva lanciarli, della macchina della distribuzione che doveva portarli in ogni negozio musicale del pianeta e di tante altre cose ancora. Oggi il musicista deve solo comporre e registrare in studio il pezzo. Un solo pezzo, che la tecnologia può trasformare in un miliardo di copie, e distribuire a costo zero. Ma l’artista l’ha inciso una volta sola, e solo per questa volta dovrebbe essere pagato! Bene certo, ma non con una tassa indiscriminata e distribuita a chi già detiene gli allori. E quelli nuovi, e gli indipendenti?
Creare una internet di polizia e controlli per mantenere uno status che non interessa a nessuno e che forse è ingiustificato è una richiesta talmente assurda che può venire solo da persone disperate. Impedire che una cosa possibile e ovvia come la condivisione delle risorse su internet è mettere un’ipoteca sul futuro e sulla libertà della rete, che è molto più importante dei conti correnti degli U2 e compagnia bella.
Quello che chiede Mr. Paul McGuinness è come chiedere di fermare le ricerche per l’energia pulita altrimenti i petrolieri perderebbero parte delle loro ricchezze, o nei secoli passati censurare la stampa a caratteri mobili perché i conventi continuassero a detenere l’esclusiva sulla cultura.
Io amo la musica e i musicisti moderni, e amo pensare che loro possano comporre la loro magnifica musica senza dover pensare a guadagnarsi il pane, anzi, credo che meritano di godere delle ricchezza, perché donano molto al mondo con la loro arte. Ma quando gli artisti si trasformano in censori avari, e con una faccia parlano di solidarietà e con l’altra diventano sceriffi per mantenere i loro a volte spropositati privilegi, non vedo più in loro l’artista dal cuore sensibile e generoso, ma mi sembra che si comportino come i cattivi dei testi delle loro canzoni.

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